Carlo Alberto Dalla Chiesa Il prefetto dei cento giorni

 

L'agguato alle 21,15 di venerdì 3 settembre 1982, in via Carini attigua a piazza Politeama a Palermo al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Gli assassini in moto trucidano a colpi di un kalashnikov Emanuela Setti Carraro, la seconda moglie del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e l'agente Domenico Russo dell'auto di scorta, un'Alfetta non blindata.

Vent'anni ci sono voluti alla Corte d'appello di Palermo per condannare all'ergastolo i killer: Antonio Madonìa e Vincenzo Galatolo e a 14 anni Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci.

Processo separato per il boss della Noce Raffaele Ganci il killer della Kalza Giuseppe Lucchese condannati all'ergastolo con sentenza definitiva il 30 gennaio 1992 a definizione del maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino, come responsabili, i capi della "cupola" Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca, Michele Greco e Nenè Geraci. Unico assolto Nitto Santapaola, capo della mafia catanese.

Carlo Alberto Dalla Chiesa nasce a Saluzzo a Cuneo il 27 settembre 1920 figlio di un generale dei carabinieri

Nel '74 è in Piemonte per arginare la rivolta nel carcere di Alessandria con la direzione del procuratore Carlo Reviglio della Veneria. 7 morti e 14 i feriti.

A Torino, in via Valfrè, crea il nucleo speciale antiterrorismo, struttura che gli consente di reclutare Girotto, "frate mitra", e di infiltrarlo nelle brigate rosse.

Catturare Renato Curcio e Alberto Franceschini nel 1975.

Il nucleo verrà smembrato assieme al rifacimento dell'Ispettorato antiterrorismo del prefetto Emilio Santillo.

Il governo Andreotti nel 1977 incarica il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa alla vigilanza di carceri di massima sicurezza affidate nell’operativita’ dal generale Galvaligi, ucciso dalle brigate rosse nel Natale del 1980.

Il ministro dell'Interno Rognoni, dopo l'omicidio di Aldo Moro, incarica Dalla Chiesa di ricostituire i nuclei speciali e cattura Patrizio Peci, il primo pentito del terrorismo.

La nomina in Sicilia decisa il 2 aprile 1982 da un comitato interministeriale costituito da Spadolini, allora presidente del Consiglio, da Rognoni, Formica, Di Giesi e Altissimo. e spedito dal governo di Giovanni Spadolini a Palermo era una missione impossibile: combattere e disintegrare la mafia.

Con procedura d'urgenza il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa Arriva a Palermo, la sera del 30 aprile, poche ore dopo l'omicidio di Pio La Torre, terzo morto nel giro di pochi mesi dopo Piersanti Mattarella, democristiano, presidente della Regione siciliana, e Michele Reina, segretario della Dc palermitana.

Il 10 agosto 1982 denuncia il suo isolamento e la mancata attribuzione dei poteri in un'intervista a Giorgio Bocca, dei sospetti sugli intrecci mafia-affari e del "rapporto dei 164" che sta ultimando. Sarà la prima pietra del maxiprocesso di Falcone contro la mafia.

"Uccidendo Dalla Chiesa hanno ucciso la speranza"

La scritta trovata il giorno dopo in via Isidoro Carini cita: "Qui è morta la speranza dei palermitani onesti".

Aveva chiesto uomini, mezzi e poteri per dirigere indagini, che "qualcuno mi prenda a braccetto e passeggi con me", disse al console americano a Palermo, Ralph Jones, la mattina del giorno della sua morte, raccontava che

“Quando comandavo la legione carabinieri in Sicilia, mi telefonò il capitano di Palma di Montechiaro per dirmi che era stato minacciato dal boss mafioso locale. Andai a Palma di Montechiaro e iniziai a passeggiare lentamente con lui, su e giù, lungo la strada principale.

Tutti guardavano.

Alla fine ci fermammo sotto la casa del boss e indugiammo a lungo, quanto bastava per far capire che il capitano non veniva lasciato solo".

Un episodio richiamato da Leonardo Sciascia nel "Giorno della civetta"

Non chiese leggi speciali o eccezionali era informato della storia di Cesare Mori, il "prefetto di ferro", che Mussolini nel 1925 mandò in Sicilia per fare piazza pulita, con qualsiasi mezzo, di boss e picciotti.

"La mafia?

E' una vecchia puttana che ama strofinarsi all'Autorità, qualunque essa sia, con proposito di adularla, circuirla, narcotizzarla".

Si sa come finì: Mori fu nominato senatore del Regno e allontanato dalla Sicilia. Dalla Chiesa, piemontese come Mori, fu eliminato fisicamente ucciso dalla mafia ma chi lo decise? Totò Riina? Il ruolo fondamentale nella lotta contro le Brigate rosse che ebbe il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è nota in quanto oggetto di lunghe istruttorie e processi, contro Giulio Andreotti per associazione mafiosa a Palermo e per l'uccisione del giornalista Mino Pecorelli a Perugia, il caso delle carte di via Montenevoso. Il presunto memoriale di Aldo Moro che contiene le accuse contro Andreotti e Sindona e lo scandalo finanziario Arcaini-Caltagirone-Italcasse. Gli uomini di Dalla Chiesa lo trovarono a Milano in via Montenevoso, nel nascondiglio brigatista. Una copia consegnata a Franco Evangelisti, braccio destro di Andreotti, è scomparsa dalla cassaforte della prefettura di Palermo.


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