Conflitto russo-ceceno
Dagli Zar al crollo dell'Unione Sovietica
Il conflitto tra la Russia e la piccola regione Caucasica conosciuta come la Repubblica di Cecenia denominata la Repubblica di Ichkeria, ha radici secolari.
Si tratta di un conflitto mai spento con origini lontanissime. Il tentativo di assimilazione della Cecenia all'interno della Russia degli zar, dell'Unione sovietica poi e della Federazione Russa oggi, ha inevitabilmente svegliato resistenza e ribellione.
La Cecenia si è formata da un ampio gruppo di tribù abitanti delle catene montuose del Caucaso ed origini antichissime, basata su clan e famiglie spesso rivali tra loro e facili alla vendetta di sangue.
Oggi, in parte, sono ancora presenti usi e costumi dell’epoca, pur non essendoci reali differenze di ceto o di classe, al contrario della società russa degli zar dove le classi contadine erano praticamente ridotte in schiavitù o comunque vivevano in condizioni di pesante miseria e povertà a spese di una piccola e ricca borghesia.
Per questo motivo la cecenia puo’ essere considerata piu’ vicina a principi democratici occidentali e non accentratrice come la madre russia.
La lingua cecena è antica quanto le loro origini, il 95% dei ceceni parla questa lingua basca malgrado sia stata bandita nelle scuole e negli enti pubblici e vietata dagli anni ottanta. La religione in origine cristiana, si trasforma in Islam durante le lotte con l’impero ottomano, un tipo di Islam detto Sufi, ala mistica e pacifica.
L’Islam bellicoso non fece presa sulla popolazione tranne in rari momenti storici, come quello attuale in cui ne viene minacciata l’esistenza. La prima grande rivolta cecena si registra dal 1773 al 1791, il capo dei ribelli è Mansur Usurma, un italiano convertitosi all’islam, Giovanni Battista Boetti, ex Domenicano missionario.
Dopo la cattura da parte dei russi segue una spietata repressione dove le terre vengono espropriate e conquistate dagli zar. Nel 1824 la rivolta, piu’ consistente e piu’ nota, si riaccende con Imam Shamil, un daghestano, e dura fino al 1859.
Per unire il popolo si utilizzava la religione e l’anti russificazione (incorporazione nello stato russo) e dopo la sconfitta di Shamil, l’incorporazione della Cecenia alla Russia fu ufficiale. Nel 1864 si prepara una nuova rivolta, immediatamente scoperta e sconfitta con l’applicazione dello stato di polizia in tutto il territorio: Cecenia, Inguscezia e Daghestan, in origine tutti questi territori uniti, sono stati spezzati in più parti distinte.
All’inizio del ventesimo secolo si scopre il petrolio in Cecenia. Nasce la capitale Grozny e i primi pozzi petroliferi e una nuova invasione industriale ed economica nelle adiacenze dei pozzi di petrolio, nascono i primi insediamenti industriali e la madre russia, a suo dire, eleva il ploretariato ceceno.
Durante la rivoluzione di ottobre e la caduta degli zar il territorio dell'impero si risveglia ed il Caucaso, nel dicembre del 1917 crea una alleanza Caucasica, incoraggiata da un Lenin che firma la Dichiarazione sui diritti dei popoli della Russia, che dichiara l'autonomia politica e amministrativa del Caucaso del nord e nel maggio dell'anno successivo si dichiara sovrana e indipendente.
Si tratta di un misero tentativo di conquista dell’ indipendenza in quanto le forze controrivoluzionarie guidate dal generale Denikin con la sua armata bianca pongono fine all'indipendenza solo cinque mesi più tardi e infine, due anni dopo, i bolscevichi sconfiggono Denikin a sua volta quindi il Caucaso e la Cecenia, ritorna ad essere un protettorato russo.
Nasce l'Unione Sovietica e nel 1922, Lenin dichiara il Caucaso come Repubblica Sovietica autonoma della montagna e la Cecenia risulta una regione autonoma, con Daghestan, Inguscezia e l'Ossezia, con gradi di autonomia amministrativa anche se con i limiti dell’impero.
Quando nel 1924 muore Lenin, Stalin dissolve la Repubblica Sovietica autonoma della Montagna e ritorna ad imporre un rigido controllo ed una centralizzazione economica e politica. Introduce l'ateismo di stato, il russo e il cirillico come lingua parlata e scritta obbligatoria, il popolo si ribella poiche’ alla religione ed alle sue tradizioni e nel 1929 scoppia nuovamente la rivolta.
La rivolta prosegue fino al 1936 anno in cui si forma ufficialmente la Repubblica Autonoma Cecena - Inguscia. Successivamente la seconda guerra mondiale arriva anche nel Caucaso, dove Hitler conquista la Georgia e il Cabardino-Balcaria per impossessarsi dei pozzi di petrolio.
Il popolo Caucasico in particolare i caracini, si allearono con le armate naziste. Hitler non entrò mai in Cecenia e Inguscezia e non vi trovò collaborazione. Con la falsa accusa di collaborazionismo, la vendetta di Stalin non farà alcun distinguo. Giungono implacabili le purghe Staliniane di un grado di inciviltà pari soltanto a quelle dei nazisti.
Il 23 febbraio del 1944 tutti i ceceni, caraciai e inguscezi vengono deportati in massa in Siberia e nell'Asia centrale. L'8 marzo la stessa sorte tocca ai Balcari. Un milione di persone deportate con modalità simili a quelle delle SS. Ammucchiando la gente all'inverosimile nei treni merci.
La notte dei cristalli vengono dati alle fiamme tutti i libri e le opere di cultura cecena. La tragedia delle deportazioni del 1944 viene commemorata ogni 23 febbraio, ed è l'esperienza più sconvolgente rimasta impressa nella coscienza nazionale.
Tutti i Ceceni che sono nati prima del 1957 sono figli dei deportati di Stalin e non sono nati in Cecenia. Nel 1957 Kruscev riconobbe il crimine Staliniano e li riabilitò permettendo loro il ritorno a casa, cio’ porto’ a scontri tra la comunità russa e popolazione cecena che al loro ritorno si trovavano le case occupate e le terre espropriate.
Esausti e senza più forza ne voglia di combattere la comunità cecena accetta, almeno in apparenza, la subordinazione al regime sovietico. Fino al crollo del muro di Berlino la convivenza appare tranquilla. Dopo la caduta del muro fu chiaro che i sentimenti anti-russi erano rimasti gli stessi di sempre. Crolla e si dissolve dunque l'Unione Sovietica e Gorbaciov avvia l'era della Perestroika e della Glasnost.
E’ stato l’unico periodo in tutta la storia della Russia in cui si mostrarono delle realistiche possibilità di democrazia. Nell'aprile del 1990, durante le riforme di Gorbaciov del sistema sovietico, il Soviet Supremo dell'URSS adotta due leggi:
- Sulla base delle relazioni economiche tra l'URSS e l'Unione e le Repubbliche Autonome,
- Sulla divisione dell'autorità tra l'URSS ed i Soggetti Federati.
Queste legislazioni condividevano gli stessi diritti e di richiamarsi alla libera auto-determinazione dei popoli ossia alla secessione. Il 25 novembre 1990, in un regolare referendum, i ceceni decidono con la maggioranza dell’85%, che la repubblica debba diventare indipendente.
Il primo presidente Ceceno è Dzhokhar Dudaev e dichiara legittimamente la secessione 24 ore dopo l’insediamento.
Tra Grozny e Mosca per accordo si decise il trattato di ratificazione dell'Unione per il 20 agosto del 1990, ma il giorno prima c’e il tentativo di colpo di stato a Mosca che fallisce e spinge al potere Boris Eltsin. Alle quindici Repubbliche dell'Unione viene riconosciuta l'autoproclamata indipendenza, (Georgia, Bielorussia, Ucraina e agli stati baltici, ma non per la Cecenia-Inguscezia.
Nel dicembre del 1991 si dissolve l'Unione Sovietica e pur esistendo da tempo la Repubblica Cecena non le viene riconosciuto questo diritto alla libera autodeterminazione. Concessa solo alle repubbliche esterne a quelle interne come il Daghestan, l'Inguscezia e la Cecenia stessa, hanno il diritto di chiamarsi repubbliche autonome con un certo grado di sovranità all'interno della Federazione Russa.
Quest'ultima distinzione tra repubbliche esterne ed interne era uno dei punti fermi di Eltsin L'otto marzo 1992 Eltsin dichiara così lo stato d'emergenza su tutto il territorio Ceceno.
Il 12 marzo i ceceni adottano la costituzione della Repubblica di Ickheria che proclama la Cecenia uno stato sovrano, libero, democratico e laico.
La Federazione Russa intesa come un insieme di stati che ne vogliono far parte firmano un trattato federativo ma la Repubblica di Ickheria non firma provocando reazioni negative di Mosca.
Dudaev mostra le sue tendenze autoritarie, un uomo non orientato alla moderazione e alla trattativa mostra atteggiamenti bellicosi, proclama lo stato di guerra, solidale la Georgia che offre aiuti militari riconoscendone l'indipendenza. I liberali russi costringono Eltsin ad annullare lo stato d'emergenza.
La prima battaglia fu vinta da Dudaev, l'Inguscezia si separa dalla Cecenia e si lascia assorbire dalla Federazione Russa. Eltsin inizia un’azione di instabilità economica, politica e militare grazie ai servizi segreti, in occidente lo si annuncia il padre fondatore della democrazia russa. Blocca gli aiuti economici e mette in ginocchio l'economia della regione caucasica. I 290.000 residenti russi in Cecenia sono costretti ad emigrare.
Riesce ad organizzare una schiera di politici, parlamentari e autorità cecene filo-russe per fomentare l'opposizione cecena interna. Finanzia ed arma le bande, la mafia e le organizzazioni criminali cecene che infestano la repubblica secessionista.
I servizi segreti creano il caos. In aprile del 1993, Dudaev, dopo duri scontri con l'opposizione e le finanze alla bancarotta, fedele al suo stile, dichiara lo stato d'emergenza, decreta il coprifuoco e impone la censura. Eltsin quando la DUMA , il parlamento russo, presieduto da Ruslan Khasbulatov , il 21 settembre del 1993 si ribella e ne vota la destituzione, risponde espugnando a cannonate il parlamento e indice nuove elezioni e nel dicembre del 1993, fa approvare una nuova costituzione che gli conferisce poteri quasi illimitati.
La Repubblica Cecena si rifiuta di confermare anche la nuova costituzione e si capovolge la situazione a favore di Eltsin. L'11 dicembre 1994, 20.000 uomini appoggiati da forze corazzate e dell'aviazione militare invadono la Cecenia ormai uno stato sovrano e indipendente e inizia la prima guerra cecena.
La superiorità militare consente, in nome di una operazione di polizia, rade al suolo la capitale Grozny, uccide nei primi tre mesi 20.000 civili e provoca 30.000 profughi verso il Daghestan, malgrado cio’ la resistenza cecena non si spezza.
Malgrado cio’ e tutti i precedenti storici i governi occidentali, in riferimento al conflitto ceceno, continuano a parlare del principio dell'integrità territoriale a cui avrebbe diritto la Federazione Russa. Washington e la comunità Europea dichiarano il problema Ceceno un problema interno alla Federazione Russa e finanziano indirettamente gli atti bellici del Cremlino tramite una donazione del fondo monetario internazionale di 6.8 miliardi di dollari.
Nel maggio del 1995 l'ex armata rossa, con i finanziamenti, trasforma una guerra d'invasione in un azione di genocidio. Vengono costituiti campi di concentramento, detti campi di filtraggio, dove radunano 20.000 ceceni e dove vengono praticate torture ed esecuzioni sommarie.
Gli squadroni della morte, mascherati e senza segni di riconoscimento, infestano la Cecenia e terrorizzano la popolazione civile, le fosse comuni si trovano ovunque e le sparizioni di civili sono continue.
Alla fine si contano 100.000 vittime tra i civili, su una popolazione di un milione, quindi il 10% della popolazione. 300.000 profughi e quasi l'intera repubblica cecena rasa al suolo casa per casa in funzione di riportare l'ordine costituzionale.
Nel giugno del 1995 le truppe di Eltsin riconquistano la Cecenia e sbaragliato la resistenza. In quel periodo in Russia, furono mostrate fotografie sulle fosse comuni e tutta la popolazione russa si rese conto di quale distruzione il presidente fosse capace per riportare in Cecenia la pace e l'ordine.
I movimenti contro la guerra si moltiplicavano come anche le critiche a Eltsin da parte dell'opposizione e dall’occidente. Clinton e i capi europei sono costretti ad esprimere dubbi sui modi di condurre la guerra cecena.
Contro Eltsin fu Shamil Basayev, famoso per essere stato a capo di innumerevoli attentati terroristici, il più noto dei quali la presa degli ostaggi del teatro di Mosca, il Dubrovka, nell'ottobre del 2002 e nella scuola di Beslan nel settembre del 2004.
Il 14 giugno del 1995, dopo che a Basayev viene uccisa l'intera famiglia da un bombardamento russo, braccato dalle truppe russe, assieme ad un centinaio di suoi fedelissimi, si rifugia in un ospedale di Budenovsk, nella provincia russa di Stavropol, prendendo in ostaggio un migliaio tra pazienti, medici e infermieri e chiese il ritiro delle truppe russe dalla Cecenia.
Eltsin non mostro’ nessuna considerazione per la vita degli ostaggi, ordina dopo due giorni un assalto sanguinoso delle forze speciali russe. Brutale e incosciente intervento che costa un centinaio di innocenti e libera un solo piano dell’ospedale.
La Duma stessa dichiara l'assalto governativo all'ospedale un atto criminale e chiede le dimissioni del ministro delle difesa e degli interni.
Dal primo ministro Cernomyrdin, Basayev ottiene il salvacondotto in cambio del rilascio degli ostaggi. Cernomyrdin chiede in cambio a Basayev di rinunciare alla richiesta di ritiro delle truppe russe, ma promette che sarà avviata la trattativa di pace per risolvere il conflitto. Basayev accetta a sua volta.
Rilascia gli ostaggi e sparisce nelle montagne del Caucaso. Basayev, da allora, si convinse che il terrorismo è la carta da continuare a giocare anche in futuro.
E così fece. Iniziarono allora subito le trattative tra i russi e i ceceni il 22 giugno 1995, continuarono gli attacchi terroristici nell'aprile del 1996 Dudaev venne eliminato e poterono avanzare le forze moderate con Aslan Maskhadov, il comandante delle forze regolari cecene e Aleksander Lebed, un generale russo in pensione che sempre si oppose all'intervento in Cecenia.
Eltsin costretto a fare i conti con i media parzialmente liberi e che documentavano tutti i giorni gli altissimi costi della guerra per tutta la società russa, nonostante cio si ripresenta alle elezione nel 1996, stringe alleanze con rappresentanti ceceni e concentra la sua campagna elettorale sulla minaccia che al suo posto poteva esistere solo il comunismo oltre a promettere pace in cecenia.
Convince l'elettorato russo che lo riconferma presidente e il mondo occidentale. Dopo una decina di giorni dalla conferma della carica presidenziale, annulla tutti i colloqui di pace e riparte con nuove operazioni militari, ordinando la cattura dei moderati compreso Maskhadov.
L’ occidente si compiace con il presidente e in Cecenia e a Mosca nuove battaglie. Si verificano atti di terrorismo mai rivendicati dai terroristi ceceni ma che indeboliscono l'opposizione di Eltsin.
Il 6 agosto del 1996, 1500 soldati ceceni sotto i comandi di Maskhadov, liberano Grozny sorvegliata da 12.000 militari russi. I russi per risposta si riprendono Grozny, facendo 2.000 morti tra i civili e oltre 600 militari russi morti oltre a 220.000 profughi.