Cecenia
un disastro sconosciuto
L’azione è vista dai cittadini russi e dal mondo intero e Eltsin deve accettare la sconfitta, al generale Lebed vengono affidati i pieni poteri per le trattative con Maskahdov, da cio’ derivano gli accordi di Khasaviurt del 31 agosto 1996. La Cecenia assapora la pace, le truppe russe si ritirano ma l’indipendenza viene rimandata di cinque anni, il tempo occorreva alle armate russe per riorganizzarsi e rispondere alla sconfitta.
Il secondo tentativo di conquista della Cecenia dopo il crollo sovietico verrà passato di mano al capo dei servizi segreti in persona: Vladimir Putin.
I Ceceni avevano frange estremiste, terroriste, mafiose e criminali che si instaurarono nel tessuto sociale anche grazie agli eventi bellici. Malgrado la pace e la libertale bande criminali finanziate destabilizzano gli equilibri nella repubblica.
Avvengono di soldati russi e ricompare Shamil Basayev che si presenta, assieme a Maskhadov alle elezioni presidenziali del gennaio 1997. La popolazione cecena era chiamata non solo ad eleggere un proprio legittimo presidente ma anche nel fare una scelta precisa.
Da una parte scegliere se promuovere una linea politica moderata che vedeva una Cecenia fondata sui valori della democrazia e della libertà come si proponeva Maskhadov, o dall'altra parte optare per la linea dura ed islamista del suo acerrimo avversario di sempre, cioè Basayev.
La risposta fu inequivocabile: Maskhadov vince di gran lunga con il 60% dei voti, nel gennaio del 1997, Aslan Maskhadov diventò il legittimo presidente della repubblica cecena. Dietro ai proclami ufficiali, si stava già tramando per distruggere la nuova repubblica. Le frange estremiste guidate da Basayev e Arbi Barayev organizzò svariati rapimenti tra cui anche quello di personale straniero azioni terroristiche oltre che criminali. Mosca non esita e opera come ben sapeva fare dopo Eltsin.
L'opposizione politica a Maskhadov venne organizzata con finanziamenti e corruzione ai politici del suo stesso governo, costose campagne denigratorie al governo tramite TV, giornali e tutti i media. Rapimento di giornalisti, dipendenti, anche stranieri, che lavoravano agli impianti petroliferi.
Misteriosi attentati vengono attribuiti ai signori della guerra ceceni, senza mai fornire prove convincenti, Mosca rifiuta di aiutare Maskhadov e arresta il suo rappresentante Turpal Atgeriyev, il quale morirà poi in un carcere in Daghestan in circostanze misteriose. Maskhadov perde il controllo e si butta in una politica di compromessi dubbia che lo inducono in una serie di errori imperdonabili, non si dimostra all’altezza della guida del paese, accetta di fare entrare nel suo governo sia Iandarbiev che Basayev e altri personaggi di dubbia moralità.
La mossa di Maskhadov si rivela controproducente , Basayev chiede la legge islamica della sharia in tutta la repubblica che riduce il potere del presidente, minacciando crisi di governo. Maskhadov cede alle pressioni e si autodegrada, Basayev forma un corpo di governo alternativo, la shura - un consiglio islamico - che chiede le dimissioni del presidente e del suo parlamento ed una nuova costituzione. In marzo del 1999 la Cecenia è nel caos, in mano alle bande terroristiche e criminali.
Il ministro degli interni di Mosca, Serghei Stepashin è convinto sia necessario prendere misure estremamente rigorose per riportare la legge, l'ordine e la sicurezza ed accusa Maskhadov di essere il responsabile delle attività criminali della regione.
Basayev, ritorna alle attività belliche e terroristiche, è un signore della guerra e assieme al suo commilitone Katthab, e un gruppo di 1200 uomini organizzano una azione militare, nell'agosto del 1999, contro il Daghestan. Ottimo giustificazione per l’ avversario per dare inizio al secondo conflitto ceceno. Inizia una nuova invasione premeditata di tutta la Cecenia.
Sergei Stephasin, uno dei più stretti collaboratori di Eltsin, rivelò che l'attacco contro la Cecenia era stato deciso già cinque mesi prima dello sconfinamento in Daghestan, ovvero nel marzo del 1999.
Le forze russe vennero ritirate dalla frontiera pochi giorni prima dell'incursione come per rendere a Basayev l’azione piu’ facile. Berezovsky finanzia con due milioni di dollari Basayev poco prima dell'attacco per costruire scuole per bambini ceceni, quando mai prima gli era interessato il benessere dei ceceni.
Se l'attacco al Daghestan fosse una mossa pianificata deliberatamente dai russi non lo sapremo mai con certezza, tuttavia le forze federali russe rispondono con l'invasione dell'intera Cecenia, l'uccisione di altri 80.000 - 100.000 civili, la rinnovata sparizione nelle fosse comuni di migliaia di innocenti, la riapertura dei campi di concentramento e trasformano nuovamente la repubblica in un inferno Staliniano.
Intanto il delfino di Eltsin, Vladimir Putin, continua l’ ascesa al potere e diventera’ presidente della Federazione Russa alle elezioni del marzo del 2000. Prima di diventare presidente era a capo dei servizi segreti russi FSB, ottiene l’appoggio dell’uomo russo piu’ potente, Eltsin, in cambio dell’immunita.
Per la sua campagna elettorale punta sul ristabilire ordine e legge in cecenia. I sondaggi indicano che il popolo russo è contrario alla guerra in cecenia e per poter continuare nello sforzo bellico, arrivarono puntuali azioni di terrorismo . Nel settembre del 1999 si verificano tre esplosioni in palazzi civili.
Due a Mosca ed uno nella regione di Rostov, 300 morti, mai rivendicati furono definiti, senza prove, di matrice cecena.
Due agenti dell'organizzazione di Putin vengono scoperti nel posizionare ingenti quantitativi di esplosivo in un grande complesso abitativo a Ryazan. Una impacciata FSB si giustifica affermando che si trattava di esercitazioni.
Da quel momento gli attentati si fermano ma rimangono avvolti nel mistero. Questo fatto ha dato il via ad una interminabile serie di teorie del complotto.
Il sospetto che i servizi segreti russi stessi avessero organizzato gli attentati per promuovere il loro direttore alla presidenza sull’ emozione di una campagna elettorale di stampo xenofobico anti-cecena, rimangono fino ad oggi. Ed è anche supportato dal fatto che chiunque tenterà di investigare su misteriosi eventi verrà poi perseguitato dalle autorità, questo non impedì a Putin di usare le stragi negli appartamenti per fare leva sull'odio razzista contro i ceceni.
Si propone come l'uomo forte, il nuovo presidente che avrebbe risolto il problema in pochi mesi. A pochi interessava che le forze armate stavano consumando crimini di guerra uccidendo migliaia di civili e che ci fossero già 120.000 profughi ceceni disperati Uno degli ultimi massacri risale al 21 ottobre del 1999 in cui un missile colpisce il mercato di Grozny e uccide un centinaio di persone. La comunità internazionale considera Putin il garante della stabilità e della democrazia
Il silenzio dell'occidente sui crimini contro l'umanità continua e viene accompagnato dall'annullamento del debito russo di 4.5 miliardi di dollari da parte dei G8 nel giugno 1999 aiutando il massacro in Cecenia economicamente più abbordabile. Quando Putin viene rieletto presidente in nome della lotta al terrorismo, si preoccupa di non commettere gli stessi errori che la storia insegnava.
Chiude per ragioni di sicurezza le frontiere della Cecenia ai giornalisti indipendenti per evitare che vengano documentate le crudeltà commesse. La censura è totale e il mondo rimane all'oscuro di che cosa sta accadendo, Putin crea pressione sui media interni per l’ auto-censura nei riguardi della guerra.
Chi non si adegua subisce minacce o viene eliminato fisicamente, per questo motivo gli omicidi di politici e giornalisti sono aumentati esageratamente. Le persone con opinioni divergenti dalla sua cadono con aerei da turismo, annegano nei fiumi, vengono uccise da banditi, muoiono per improvvisi infarti oppure si suicidano senza nessuna ragione apparente, i grandi media e network televisivi vengono fatti chiudere con vari pretesti legali o costretti a cambiare tono tenuti saldamente in mano al governo.
Rimangono solo piccole reti locali che non sono in grado di informare il popolo russo sulle reali dimensioni della guerra, sui 30.000 soldati russi ormai morti in Cecenia, delle pesanti sconfitte da parte dei gruppi guerriglieri . L'unica informazione riguarda gli attentati dei terroristi ceceni, per aumentare l'odio razzista contro le comunità caucasiche e fornire la scusa per azioni di repressione.
Putin giunge alla presidenza quando la conquista della Cecenia è ormai finita nell’ aprile del 2000,i combattimenti tra forze speciali e guerriglieri continuano senza tregua fino ai giorni nostri. Il presidente russo lascia tutto in mano ai servizi segreti. In particolare l'FSB si occupa, sotto la direzione di Putin, della conduzione di una guerra sporca fatta di rastrellamenti indiscriminati nei villaggi ceceni dei presunti guerriglieri, di raid degli squadroni della morte che si moltiplicano, derubano e terrificano gli abitanti utilizzando la pratica della tortura e la sparizione dei prigionieri.
I campi di filtraggio, criticati dalle organizzazioni umanitarie per i diritti umani, vengono trasformati nei cosiddetti punti di filtraggio. Luoghi temporanei dove le vittime vengono interrogate, torturate e spesso eliminate senza lasciare traccia che lascino traccia. Una volta filtrati il punto viene smantellato per essere ricreato nei luoghi di successive operazioni di pulizia, le cosidette zakitzka. Questa situazione è invariata fino ad oggi e comportano azioni terroristiche cecene molto brutali, come rapimenti e attentati Si giunge all'undici settembre. L'evento procura a Mosca un ottima scusante.
Ora la guerra in Cecenia, che fino ad allora fu condotta in nome del ristabilimento dell'ordine e della legge, viene condotta improvvisamente in nome della lotta globale al terorismo. Putin riduce la questione cecena al solo problema del fondamentalismo islamico. L'origine della tragedia cecena si lascerebbe tutta ricondurre al terrorismo finanziato da Al Qaeda o a organizzazioni estremiste arabe.
Una formula facile e semplice che una buona parte dell'occidente, traumatizzato dal crollo delle torri gemelle, accetterà quasi acriticamente (quanto poi ci possa essere di vero nell'ipotesi sulle connessioni tra la guerriglia cecena e il terrorismo internazionale vedi qui).
Ma questa chiusura totale delle frontiere e dei mezzi d'informazione fornirà anche l'alibi per il comportamento delle autorità occidentali che possono finalmente fare finta di niente. Praticamente tutti i capi di stato occidentali, da Bush a Blair, Chirac, Berlusconi, Schroeder, ecc., oltre che a complimentarsi per lungo tempo con Putin quale garante della democrazia in Russia o per le sue riforme democratiche.
Non ci soffermiamo sulle sconcertanti affermazioni di Berlusconi in difesa di Putin nel summit UE-Russia del novembre 2003, dove definiva come leggende gli eventi in Cecenia.
L'abbiamo fatto ampiamente su questo blog. Possiamo però dire che anche nel recente passato, in alcune occasioni, gli stati occidentali si sono perfino prodigati nel fornire una collaborazione attiva.
Infatti oltre ai finanziamenti indiretti che abbiamo già menzionato si potrebbero p.es. citare come in Germania, nell'aprile del 2000, la rivista Der Spiegel ha rivelato che i servizi segreti tedeschi (BND) stavano (e stanno tutt'ora?) aiutando le forze federali russe a rintracciare la guerriglia cecena tramite una stazione di ascolto radio nelle montagne del Pakistan.
Ma anche il consiglio d'Europa non fa certo bella figura. Il consiglio d'Europa è un organismo il cui compito principale dovrebbe essere quello di osservare e denunciare le violazioni dei diritti umani degli stati membri, tra cui la Russia.
Eppure in tutti questi anni si è mosso con estrema riluttanza e, malgrado l'enorme quantità di evidenze documentate da ONG come Amnesty International e Human Rights Watch, sostanzialmente esita nel prendere una posizione netta nei confronti dei crimini di guerra commessi dalle forze russe. La credibilità del Consiglio d'Europa su questi temi negli ultimi anni è stata molto scarsa.
Tutti i capi di stato che si sono incontrati a San Pietroburgo nel giugno 2003 hanno applaudito al proccesso di pace del Cremlino. Un processo che ha anche un nome: cecenizzazione. La cosiddetta cecenizzazione prevista dagli strateghi di Mosca consiste nello spaccare la società cecena in più fronti mettendo gli uni contro gli altri e nel eleggere al potere della repubblica ceceni fedeli al Cremlino.
Il processo di cecenizzazione ha condotto una politica del divide et impera che ha frammentato la società cecena. Questo ha creato un’atmosfera pregna di sfiducia, si verificano tradimenti e delazioni, cosicchè le linee del conflitto attraversano obliquamente tutti gli strati della società, le famiglie e le comunità.
Molti, che prima erano guerriglieri sostenitori del movimento indipendentista, si sono lasciati convincere, in parte in seguito a massicce pressioni, ad arruolarsi nelle file delle forze che lavorano per Mosca.
In realtà dunque questo cosiddetto piano di pace, è consistito in un referendum e di elezioni presidenziali e parlamentari farsa, la cui validità e democraticità è paragonabile p.es. alle elezioni presidenziali di Saddam Hussein in Irak.
L'attuale presidente ceceno, Alu Alkhanov, è in realtà un uomo del Cremlino e che non ha alcun sostegno nella popolazione cecena. Ci fu anche una cosiddetta amnistia che avrebbe dovuto dare il salvacondotto ai guerriglieri ceceni che si sarebbero arresi. Alcuni di loro lo hanno fatto e poco dopo sono spariti, probabilmente in una delle innumerevoli fosse comuni cecene.
Parte del piano di pace, Blair non esitò a dichiarare assolutamente giusto, prevedeva anche un ritorno dei profughi in patria, che in realtà non è stato altro che una deportazione forzata di centomila rifugiati dall'Inguscezia in Cecenia e dove la guerra e specialmente gli squadroni della morte sono una realtà di tutti i giorni.
Per fortuna, quando si arrivò alle cosiddette elezioni presidenziali del 5 ottobre 2003, l'assoluta mancanza di qualsiasi garanzia democratica divenne così evidente che l'occidente si vide costretto suo malgrado a riconoscerne la portata e rifiutare l'invio di osservatori alle consultazioni viziate già a priori ed esprimere, sia pur assai tardivamente, una generale disapprovazione. Venne allora eletto Akhmad Kadyrov, che però ebbe i giorni contati: solo cinque mesi dopo viene ucciso in un attentato della guerriglia.
L'elezione presidenziale farsa dovette essere dunque ripetuta il 29 agosto 2004, dove fu instaruato al potere Alu Alkhanov, sempre un fedele uomo di Mosca. Infine, nel quadro di questo processo politico, il 27 novembre 2005 si tennero delle elezioni parlamentari dove naturalmente vinse in larga misura il partito del Cremlino, Russia Unita.
Ma l'uomo forte di Mosca nella regione è in realtà Ramzan Kadyrov, il figlio del defunto presidente. Ramzan è in particolare noto per essere a capo di un nutrito battaglione (alcuni dicono di soli 1.000, altri di 5.000 uomini), i cosiddetti Kadyrovity, e che sono di fatto gli squadroni della morte che oggi terrorizzano la Cecenia.
La sua fama se la è costruita specialmente per la sua crudeltà. E' l'uomo più fedele a Putin che lo ha anche insignito della medaglia d'onore come eroe della Russia.
Davanti a questa situazione di violenza, falsificazione, umiliazione e totale abbandono, un popolo si sente ridotto alla totale disperazione.
E purtroppo parte di esso si sta sempre più convincendo, probabilmente imparando bene la lezione dal terrorismo mediorientale, che l'unica carta da giocare rimasta sia quella del terrorismo kamikaze. Continua così una spaventosa escalation del terrorismo ceceno.
Dal famoso assalto al teatro di Mosca, il 23 ottobre 2002, e agli attentati suicidi sia in Cecenia che a Mosca e che tutti conoscono, gli aerei che esplodono e, il più mostruoso di tutti, quello della scuola di Beslan del 3 settembre 2004.
Questo a sua volta crea sentimenti di vendetta, risentimento e frustrazione nell'altro popolo che tende a ricorrere ancora di più ai mezzi che stanno alla base del tragico conflitto russo-ceceno.
Ma anche l'approccio del dialogo non è servito. A più riprese Maskahdov, che sempre si distanziò nettamente dagli attentati terroristici di Shamil Basayev, tentò di aprire un dialogo con Mosca.
In particolare verso la fine del 2004 dichiarò un armistizio unilaterale e si rese disponibile all'apertura di trattative. L’ 8 marzo del 2005, Aslan Maskhdov viene intercettato ed ucciso, segna una svolta definitiva per la guerriglia cecena.
Tutto ciò ha finito per favorire la componente più radicale e vicina a Basayev. A sostituire Maskhadov sara' Abdul-Halim Sadulayev, uomo molto vicino a Maskhadov, ma anche molto meno incline ai suoi ideali laici. Sadulayev è un teologo dell'Islam e non esita nell’inserire all'interno del suo governo Basayev come vice-primo ministro.
Tuttavia per tutto il 2005, sotto la sua presidenza non ci furono più attentati terroristici ceceni. Non possiamo dimenticare che il popolo russo e ceceno, non ha mai vissuto in un regime democratico e mai i diritti civili sono stati rispettati come del resto il rispetto delle minoranze. L’illuminismo e il risorgimento che hanno elevato la cultura in occidente non hanno attecchito in Russia.
I valori liberali non fanno parte della coscienza collettiva russa e cecena, della Perestroika e della Glasnost, oggi, nella Russia dominata dai potentissimi servizi segreti, rimane solo una pallida traccia. La situazione attuale è caratterizzata da una società cecena legata da codici tribali basata sulla legge del delitto d'onore e della vendetta che è degenerata verso una pratica del terrorismo, sempre più brutale e inumano.
E’ stato ingenuo da parte della comunità internazionale credere che la mentalità di un capo dell'ex KGB potesse porre un freno a tutto questo, quando invece proprio lui è uno degli artefici principali di questa situazione. Le conseguenze di questa politica si sono viste anche in Dagestan, Inguscezia e il Cabardino-Balkaria. In questi anni la violenza è aumentata e si esprime tramite attacchi e attentati contro le forze di polizia e le strutture governative. Si osserva una espansione a macchia d'olio del conflitto nel Caucaso che l'occidente ha ignorato e sottovalutato per troppo tempo.
Firma l'appello per un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia!