PENSIERI INGOMBRANTI

14/02/2009

Ciao Delvis

Ciao Delvis

i miei ragazzi,

unici e particolari... per strada se ne sono persi altri, ma quando sono i migliori a salutarti un magone ti sale e tutto il resto non conta piu'.

Un venerdi 13 di tutto rispetto.

Dio ha il senso dell'umorismo e se conosco un po Delvis, ora e' la con Massimo e Marione a fare una partita a carte, ridendo a crepapelle nel vedermi scrivere questo post.

Sono ragazzi fantastici ai quali puoi solo affezionarti e rispettarli per la poca fortuna che hanno avuto nella vita.

Sono persone con un cuore cosi' grande che gli perdoni tutto.

Sono un mondo a parte. Il piu' delle volte in strada.

Non hanno quasi niente di materiale ma molta piu' dignita' di molti mezzi uomini che abitualmente incontro.

Mancherai a tutti tantissimo.

 

Il Progetto Carracci a Bologna - Il percorso da utente a lavoratore

 

http://www.viadelporto.splinder.com/

 

 

nei commenti due articoli che Delvis ha scritto qualche tempo fa. 




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elly
23/02/2009 13.56.07

Un funerale mesto, pochi e invisibili parenti.

Le uniche parole per salutarti sono venute dai tuoi amici

Ciao Delvis, riposa in pace.

Alcuni si ritengono perfetti unicamente perché sono meno esigenti nei propri confronti

-Hermann Hesse-

ELLY
14/02/2009 4.29.02

Pianeta carceri di Delvis Bertozzi

Ritorno sull’argomento carceri, dopo una breve pausa e un tot d’eventi e novità sviluppatasi in questo periodo di buio. L’indultino, il tanto sospirato decreto svuota-carceri, che in realtà non ha svuotato proprio niente. Oserei definirlo un “contentino” varato tanto per zittire polemiche e promesse fatte tempi addietro da alte autorità nel corso di conferenze, visite papali, ecc, ecc.
Non poteva più essere altrimenti, per forza di cose un atto del genere era più che dovuto, senz’altro rimandare ad altri tempi la discussione sull’indultino, ma se analizziamo a fondo il tutto ci rendiamo conto che quello che è stato fatto non è servito a migliorare la situazione. Sarebbe utile cercare di capire che cosa realmente ci si aspetta dalle persone che avrebbero avuto oche hanno l’opportunità di lasciare il carcere per effetto dell’indultino,
dall’oggi al domani trovarsi in mezzo alla strada senza un lavoro, chi magari senza un’abitazione, senza più una famiglia come supporto morale e come punto di riferimento, all’esterno. Si pretende un cambiamento radicale da persone che non hanno più
niente, più affetti, più stimoli, niente di niente. In realtà si è bravi a parlare, ma quando si tratta di rimboccarsi le maniche per fare qualcosa di veramente concreto e utile per dare una mano agli ex detenuti, di punto in bianco ci si accorge che è più difficile di quello che sembra.Credo di avervi già detto la volta scorsa che alle spalle ho una lunga esperienza carceraria, ciò che ricorre con maggior assiduità nei miei pensieri di quegli anni bui trascorsi in istituti di pena di mezza Italia, è la gioia che provavo quelle poche volte che c’era l’opportunità di avere un contatto umano con
volontari che entravano negli istituti Anche solo per dirci: >, sentivamo intensamente la loro presenza, non si vedeva l’ora che arrivasse il fatidico giorno dei volontari, si fatica a capire l’importanza che ha un contatto con persone al di fuori del solito circuito, almeno pensare per un momento quanto può diventare importante in determinate situazioni il non essere soli e abbandonati a se stessi. Può essere paragonabile ad una visita ad un malato ricoverato in ospedale, solo a se stesso a combattere la malattia, senza visite da parte di nessuno, se non con medici e infermieri. La sofferenza diventa doppia, quella della malattia e quella della solitudine. Diventa alquanto difficile uscirne indenni.
C’è la forte necessità di lavorare sul dopo, cercare di creare situazioni di sostegno momentaneo, percorsi lavorativi, e tanti altri interventi atti ad evitare l’isolamento della persona che si troverà a contatto con il mondo esterno. Ben vengano le cooperative che assumono gli ex detenuti, le associazioni che aiutano gli ex detenuti, ma non è abbastanza, è importante che la persona che deve scontare una condanna non perda il contatto umano, non abbia
la sensazione di distacco totale con il mondo esterno. A me personalmente piaceva parlare con i volontari su quello che succedeva all’esterno, qualsiasi argomento fosse, mi faceva stare bene, mi faceva sentire ancora parte integrante di questa società.
Tanto per rendere l’idea, a volte basta poco per sentirsi ancora “vivi”, ed in determinate situazioni è importante non rimanere nell’ozio, perché in carcere in sostanza si vive oziando.
Non c’è quasi mai la concreta possibilità che tutti i detenuti dell’istituto possano partecipare ai corsi d’informatica, di disegno, di musica, ecc,
ecc, quindi per chi non può avere accesso a queste cose non rimane altro che l’ozio. All’interno di un istituto con capienza di 350 detenuti le attività, sia lavorative che ricreative, cui possono accedere i detenuti, non sono tante, se togliamo i circa 15-20 posti di lavoro interno (addetti alle pulizie (scopini), addetti alla spesa per i detenuti (spesino), portapacchi (chi si occupa di distribuire i pacchi vestiario che i famigliari consegnano per i detenuti durante i colloqui), addetti alla manutenzione dell’istituto, che in pratica svolgono i lavori di muratura e imbiancatura all’interno dell’istituto.
Questi sono i lavori che di norma sono accessibili a chi è recluso, quindi se teniamo conto che magari se in una presenza di 350 persone, una cinquantina prestano attività sia lavorativa che ricreativa, gli altri 300 oziano.
Da questo discorso si può certamente comprendere l’importanza del lavoro dei volontari, del supporto che presumo che portano a quelle 300 persone che sono impossibilitate a svolgere qualsiasi attività. Per quanto si possa fare fatica a comprendere la mia terminologia, credo che ogni essere umano con un poco di buonsenso capisca che il carcere è un luogo di dolore e di problematiche, e che i problemi di chi ci vive all’interno non si risolvono senza il
supporto da chi all’esterno ha la possibilità di dare anche solo poche ore mensili un poco del proprio tempo libero.
A Bologna città esistono pochissime associazioni che operano all’interno del carcere della Dozza, con mille difficoltà, però continuano la
propria opera di volontariato, quindi cerchiamo di fare in modo che questo importantissimo lavoro continui, magari partecipandovi nel limite
delle possibilità temporali che ognuno può avere a disposizione. Per chi magari vuole scambiare opinioni, riflessioni e pensieri può farlo liberamente mandando un e-mail all’indirizzo del sito internet al forum di: www.cooplastrada.it/oltre. Vi aspettiamo in tanti. Un carissimo saluto a
voi tutti. Ritorna la rubrica dedicata al giornalino prodotto dai ragazzi del laboratorio di informatica di Coop La Strada

DICEMBRE 2003

elly
14/02/2009 4.18.17

PIANETA CARCERI
È un problema che mi sta abbastanza a cuore, perciò credo che sia importante non dimenticarsi che non solo noi, qui all'esterno intraprendiamo dei percorsi di recupero, ma anche all'interno di quelle cosiddette strutture denominate "carceri", ancora meglio "istituti per espiazione di pena detentiva", esistono esseri umani che avrebbero il sacrosanto diritto di essere ammessi ad un percorso educativo, con relative misure alternative alla detenzione. Poche settimane fa, ho avuto purtroppo la sfortuna, vuoi per negligenza mia, vuoi per troppo zelo all'applicazione della legge, ho praticamente dovuto soggiornare per quasi una settimana, nelle patrie galere, in questo caso all'hotel Dozza. Lo chiamo hotel perché purtroppo c'è ancora gente a questo mondo che, o per ignoranza, o per spirito demenziale (pertanto su di un argomento su di cui non ci sarebbe proprio niente, ma niente da ridere) dicono a destra e a manca che i carcerati rinchiusi stanno bene perché hanno la televisione a colori, di sera hanno le allegre donnine a disposizione (prostitute),mangiano bene, si ubriacano, e non fanno niente dalla mattina alla sera, in
sostanza meglio di così !!!!! . Ebbene cari amici, questa è l'opinione che manifesta tanta gente, però la realtà è ben diversa, e ne sono certo. Mi sono bastati pochi giorni (per fortuna) per rendermi conto di una realtà amara, cruda, ai limiti dell'indecenza, ai limiti di una realtà scomoda per tutti. Da una parte chi pensa che giustamente chi ha sbagliato nei confronti di questa società debba pagare, e fin qua possiamo essere d'accordo, ma crediamo anche che la pena vada espiata nel modo più umano possibile, dando la possibilità concreta al detenuto di intraprendere un serio percorso rieducativo, che gli giovi per capire che nella vita si può far anche altro che delinquere, lavorando onestamente, creando magari una famiglia, e provando a fare tante altre cose importanti come fanno la stragrande maggioranza degli esseri umani di questo pianeta. Questo si aspetta la gente, da parte di chi è responsabile del problema, anche perché giustamente una minima parte delle tasse che ogni onesto cittadino versa annualmente alle casse statali, di certo è impiegato per mantenere gli istituti di pena, chi ci soggiorna, e anche chi ci lavora, perché ricordiamoci che il sistema carcerario non produce, non porta benefici monetari nelle casse dello stato, ma è anche vero che uno dei problemi prioritari è la sicurezza del cittadino. Viene allora spontaneo domandarsi perché ii soldi del contribuente non vengano gestiti anche in modo che magari si riesca a portare qualche introito nelle
casse del ministero di Grazia e Giustizia. In che modo ? In primis , dando la pssibilità a chi ha commesso piccoli reati (di non particolare allarme sociale, s' intende |) di scontare le pene irrisorie lavorando, svolgendo lavori socialmente utili, in modo di dagli l'opportunità di pagarsi anche le spese processuali, senza che queste debbano sempre essere anticipate dal Ministero di Grazia e
Giustizia (come succede attualmente), e quasi mai recuperate. ma chiediamoci perché su 58.000 detenuti solo una minima parte di questi può intraprendere percorsi rieducativi? Le risposte sono più d'una. Potrebbe essere che la lentezza burocratica con cui vengono istituiti i processi in Italia non permette, se non pochi mesi prima che un detenuto finisca di espiare una pena, di far rientrare in questi percorsi rieducativi la stragrande maggioranza dei detenuti, perché praticamente finiscono di espiare la pena inflittagli ancor prima che la loro sentenza passi in giudicato. Un secondo problema, è che non ci sono educatori, psicologi, criminologi, esperti, in numero abbastanza sufficiente a far sì di seguire almeno una minima parte di detenuti. Il rapporto Educatori-detenuti attualmente e di un'educatrice/ore ogni 100-120 detenuti, e quindi diventa in concreto impossibile seguire tutti con risultati positivi. Un altro reale e toccante problema è che siamo al punto che, a causa del sovraffollamento e delle strutture fatiscenti ( ridotte in questo stato a causa della quasi inesistente manutenzione causa mancanza di fondi ) si è costretti a vivere in mezzo agli scarafaggi, e stipati come sardine. Mi assumo la responsabilità morale di ciò che ho scritto, non sono favole, oppure semplici fantasie, ma è realtà
quotidiana per chi è costretto a vivere in carcere. Cibo schifoso e quasi inesistente, dovuto al fatto che gli alimenti che vengono consegnati ai cucinieri da preparare, sono scarsi e di pessima qualità, ed anche questo non me lo sono inventato io, ma è stata la risposta che mi è stata prospettata da un'agente di custodia, alla mia domanda sul perché con una razione di cibo per una
persona avremmo dovuto pranzarci in tre persone. Perché tutto questo !!!!! Evidentemente in questo nostro sistema penitenziario c'è qualcosa che non funziona, e tutti noi in coscienza nostra ne siamo consapevoli solo che ce ne freghiamo altamente perché il cittadino che ha sbagliato, che si trova in carcere, rimane sempre e solo un cittadino di serie b, la verità è sem-
pre e solo questa……. Per questo numero chiudo qui, la storiella continua alla prossima, comunque vada accetto critiche e smentite su ciò che ho detto, perché la vita mi ha insegnato che ogni critica, buona o cattiva che sia, è sempre comunque costruttiva . Sta di fatto, che se si continua ad emarginare il problema, le persone che lo vivono, continuano ad essere abbandonate
a se stesse e con un futuro incerto, ma di sicuro sempre ai margini dell'illegalità. Ma è questo ciò che si vuole veramente ? Alla prossima.
PIANETA CARCERI
di Delvis Bertozzi

ottobre 2003



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